Pollyanna, guida sportiva

‘Guida tu’, le dico
e lei obbedisce giuliva.
La mia Pollyanna
si accomoda,
sistema specchietto e sedile,
mette la prima
e sicura parte.
Così da giorni, settimane,
non faccio altro
che godermi il panorama,
senza sforzo
e senza stress da autista metropolitano.
Il cellulare appena acceso trilla.
È un messaggio di Lele,
di qualche ora prima:
tutto bene, non ti preoccupare, premette.
Mi annuncia così, lei,
la compagna di banco del Liceo,
l’imminente e prematuro
arrivo del suo primogenito.
Una giornata incominciata
con mal di testa e raffreddore
assume inaspettatamente volto nuovo.
Conto i giorni,
misuro le settimane.
Corre il tempo, corre.
Ed io con lui.
Ascolto un cd, un regalo.
A. apre la borsa e nel porgermelo
mi strizza l’occhio
dicendomi: “Purché non ti deprimi!”.
Io sorrido
e lei capisce che è un rischio che non corro;
di certo non in questo periodo.
Filano le mie Parche
sonnolente e oziose;
io, ai loro piedi,
le osservo
intente in un chiacchiericcio abulico
e con lo sguardo le invito
a metterci un po’ più di passione,
ché è tempo e ché lo sento.
Lavoro anch’io.
Infilo perline
una accanto all’altra
seguendo geometrie colorate.
Ritaglio stoffa,
raso cangiante.
Desidera vele D.,
da alzare e ammainare a piacimento,
da porre alle finestre
e attraverso di esse spiare il cielo.
Si può fare, le dico
e incomincio a imbastire
il suo sipario sul mondo.
Giornate scandite da piccole cose,
che assumono spessore e luce diversa.
Rido di gusto
mentre l’amico Ale mi dice che un libro
non è altro che una foresta sparita,
ribadendo il disappunto
verso tutti i grafomani affetti da scrittura bulimica.
Rido e impasto incerte controprove:
no, rispondo, poiché nulla si distrugge ma tutto si trasforma,
un libro è una foresta che si è trasformata in parole, in idee.
Licenzia il mio argomentare
sostenendo che nella mutazione
è l’ossigeno l’anello mancante.
Rido.
Nulla da eccepire: è arguto l’amico Ale.
Filano le Parche
e il tempo corre:
è un tempo propizio,
fecondo di novità
e di cambiamenti.
Un cartone in tv
mi ricorda l’estate di qualche anno fa,
mio fratello nella sua casa a Verona,
fuori una pioggia fitta fitta
e una serata passata davanti ad un dvd in affitto.
Corre il tempo, corre.
Ed io con lui.
Il mal di gola, ostinato,
non accenna a passare:
guardo fuori e non riesco a vedere le stelle.
Riscaldo latte e miele
mentre i fiori sul tavolo
annunciano già primavera.
Pigio ‘pubblica’
e mi congedo di nuovo dalle parole.
Lei, Pollyanna, guida.
Io guardo fuori
e sottovoce canto con Calaf
“Nessun dorma! Nessun dorma!“.





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