
Non la linearità, la compiutezza, la completezza di un romanzo.
Non il breve assaggio di un racconto.
Ma il leggero soffio di un’immagine tradotta in parole.
Suono e voce che inseguono ciò che lo sguardo coglie,
ciò che sfugge alla logica sequenza del rigore narrativo,
all’angusto spazio racchiuso tra un incipit ed una fine.
È il gioco della poesia,
che non definisce,
ma rimanda, evoca, suggerisce.
Incapace di aderire pienamente al senso comune,
essa svela il suo potere
proprio nella mancanza di potere,
argomentativo in primis.
C’è una forza eversiva nelle parole,
suoni incastonati gli uni negli altri,
pietre vive:
geometriche separazioni,
eppure membrane nutrici.
Non il composto e sinuosamente violento
incedere persuasivo.
Non il dogmatico cadenzare
di formule e divieti.
Ma l’echeggiare di un inafferrabile nesso,
tra significato e immagine, tra suono e ritmo,
che invita al silenzio,
al lento meditare.
C’è una forza nonviolenta nella poesia:
significato concepito a più mani,
che non si insinua ma germoglia
dalla possibilità di leggere oltre,
che si rinnova di volta in volta sempre nuovo.
Oltre. Oltre il testo ed il contesto.
Là, dove il ‘pre-testo’ è dato dall’urgenza
di un dire che si sposa con un dare.
Il treno va. In ritardo.
Il giorno si spegne e si imporpora il tavoliere.
Chiudo gli occhi per dormire,
mentre Bollani occhieggia parlandomi
di possibili intrecci tra jazz e bossanova.
Non so perché,
ma nel dormiveglia del viaggio
mi viene da immaginare
che se c’è un Dio lassù
in ore come questa
ama anche lui stare alla finestra,
immobile, e solamente respirare.
E, mentre lo sguardo è fisso lì,
è già altrove
e già vede
oltre e altro.
Poi, quando gli alberi
sono diventati
sentinelle nella notte,
altere e vigilanti,
anime pensanti,
egli rientra,
chiude la finestra,
prende una penna
e sull’angolo in basso
del giornale del mattino
incomincia a scrivere.
Mi figuro un Dio poeta,
visionario e nonviolento,
un Dio creativo,
che si perde,
che si incanta
nell’incendio
della creazione.
Nel sogno di quel Dio
mi piacerebbe
accedere
e sostare.