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meridiana…mente » 2009 » Settembre

meridiana…mente

“Ho sempre volto i miei passi verso il sud. Il mio piacere è rivolto verso la luce, verso il Mediterraneo… Tutto in me parla di mare, di platani, di terrazze e di ristoranti al sole… Tutti i miei sensi e tutti i miei ricordi sono mediterranei.” (René Fregni)

17 Settembre 2009

Incontri metropolitani

Pubblicato in Pensieri meridiani

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Nel molteplice via vai di uomini in giacca e cravatta, di donne in raffinati tailleur, di ragazze sorridenti e ciarliere che servono al bancone piatti “appena appena riscaldati”, di camerieri muti e sornioni che si limitano a commentare con una smorfia e frasi lapidarie i fatti del giorno, incrocio il viso di K. E non mi par vero.

Incontrarla lì, a 600 Km da casa e a tredici anni di distanza, in una giornata anonima di settembre, è talmente assurdo che mi convinco che non sia lei. Torno in ufficio e ci penso un po’ mentre mi occupo di editing, di bozze da correggere, di impaginazioni refrattarie alla disciplina dei criteri editoriali, di testi colmi di refusi che fanno saltare nervi e tempi di consegna. La cerco sul ‘faccialibro’ e le spedisco un’email.

Ci incontriamo qualche giorno dopo. Mi racconta di lei. Di anni difficili. Di persone sbagliate. Di battaglie combattute e vinte. Spesso da sola. Spesso contro tutti. Di vite che sbocciano, di attese inattese. Di terreni incolti da dissodare e rendere fertili. Di fiducia. Mi parla di fiducia, sì. Di come sia importante, nonostante tutto, delusioni e fregature comprese, tornare sempre a fidarsi. Di provare, comunque, ad affidarsi a qualcuno.

Parla e penso alla mia serendipity. Sento che sono lì non per caso, ma per qualcuno. Grazie a Qualcuno. E l’abituale ‘capacità’ di riuscire ad incontrare, in una città di quasi 3 milioni di abitanti, volti e storie che raccontano dei ‘miei altrove’ si trasforma da gioco in dono speciale. E ripenso al nesso che c’è fra spazio-luogo-tempo: uno spazio ha bisogno di significati condivisi per diventare luogo e quest’ultimo è garanzia perché possa parlarci il linguaggio lungo del tempo. Anche quello di storie personali, che inaspettatamente si re-intrecciano in questa grande città.

Parla di vita, K. Parla il linguaggio della vita. Sono le parole di quella vita che sconvolge l’ordinario, lo inabissa e lo trasforma. Quella vita che i fanatici della disciplina non riescono a capire. Quella vita che parla di futuro e di presente, che sa leggere il passato e comprenderlo. Persino perdonarlo. E sa poi coltivare il dono del sogno e riuscire ad inventarsi ogni giorno.

Ci salutiamo con la promessa di rivederci per raccontarci “il resto delle puntate”, come mi dice mentre mi sorride. Subito dopo, ancora per strada, telefono a F. e gli dico che gli voglio bene, ché la vita usa anche le parole per parlare e trasformare. Grazie K.!

9 Settembre 2009

Devote omissioni

Pubblicato in Pensieri meridiani

Corpo leggibile e carattere elegante. La lettera di Pancho Pardi, da giorni in rete, ricopiata su word e poi stampata, l’ho appesa davanti alla mia scrivania. Collocata accanto ad una poesia di Borges, pensierino estivo ‘prevacanziero’ di S., e ad un post di Diciché di un paio di anni fa.
Sono il mio altare personale al pensiero positivo. È la mia formula autoterapeutica per ‘tirarmi su’, quando il resto del mondo ce la mette tutta per annientare il mio ottimismo e per mettere a tacere la Pollyanna* che canta dentro.

Potrei (dovrei) commentarla. Se trovassi le parole da dire.
Ma tutto tace.

Da settimane ho spento la tv. Leggo poco i giornali. Il minimo e il necessario li recupero in rete.
Incomincio a non tollerare ‘le parole’. Soprattutto quando sono troppe, vane, non generative. Ma innanzitutto non sopporto ‘il silenzio‘. Quello di chi dovrebbe parlare e non dice. Quello di chi ‘potrebbe parlare’ e pecca di omissione. L’assenza di ‘solidarietà’, come ricorda il buon Pardi, è un urlo assordante che proviene da chi abiterà questo Paese domani.

“Fraudare la mercede agli operai”, ammoniva Pio X, è un “peccato che grida vendetta al cospetto di Dio”. Se lo ricorderanno in quel luogo eletto di scranni inviolabili uomini uomini e donne piamente devoti (sic!)?!

    * C’è sempre in ognuno di noi una Pollyanna che ostinata rende omaggio alla bellezza e alla vita: basta mettersi in ascolto di lei e della suo garrulo dire…