3 Luglio 2008
Libera. Finalmente.
Pubblicato
in
Pensieri meridiani
“Pensare che un piccolo cuore umano
possa provare cosi tanto, mio Dio,
possa soffrire e amare a tal punto.”
Etty Hillesum - Diario

Gabriella Ferri - Remedios








In data 3 Luglio 2008 al 21:23
pare che sia dispiaciuto alla stampa il fatto di trovare la Betancourt in un buono stato di salute. chi non è martire, è pericoloso
In data 3 Luglio 2008 al 22:03
Alè.:wink:
In data 3 Luglio 2008 al 22:11
Ho letto ieri sera, ho pensato subito a te. Poi, mi sono ricordata della sua immagine presente nel tuo blog.
Insomma, girovagando inconcludentemente,
la sua liberazione penso sia dovuta anche agli infiniti piccoli tam tam, che non è vero che non servano a niente. Le piccole gocce, a furia di insistere, la scavano la roccia, sì.:wink:
Gugl, un uomo esperto come te sa come funzionano le cose: l’avessero trovata mezza morta, lo scoop, per loro, sarebbe stato più potente.:smile:
In data 4 Luglio 2008 al 10:04
gugl, già… il martire, in fin dei conti, è stato ‘neutralizzato’, le sue idee non fanno più paura. Ciò che diceva non lo dice più, può essere anche ‘citato’ passando per progressisti e senza temere che poi da quelle parole possa germogliare un mo(n)do nuovo. Una Betancourt in buona salute e sorridente è una donna che già oggi ‘può ricominciare’ a lavorare per il cambiamento.
(Scrivo e mi viene in mente mons. Romero tanto per incominciare. Poi guardo la colonna a destra in questo blog e mi accorgo che ci sono altri due ‘martiri’, che citarli nei convegni, prolusioni, saggi risulta tanto tanto glamour…)
…Che sia il martirio ad uccidere la profezia?!
In data 4 Luglio 2008 al 10:13
Renée, forse hai ragione: sono serviti questi piccoli segnali…
Alla lunga la goccia scava la roccia. Grande lezione di tenacia, pazienza, è lo sguardo lungo della storia e non il fiato corto della cronaca.
Sai che ti dico?! Che la lascio la sua foto qui. Non mi piaccione le icone (a parte quelle di Rublev…): voglio che sia solamente di buon auspicio. E’ ora che servono ali per la speranza del cambiamento. Di un Paese, di un continente. E perché no?! Anche per la vecchia Europa.
E poi serve a ricordare a tutti noi che il sogno di uguaglianza non può farsi realtà senza la pratica della non-violenza attiva.
In data 4 Luglio 2008 al 16:44
care Marinella e Renée, a proposito di ostaggi e stampa, vi faccio un regalo. guardate che cosa mi è arrivato oggi in e-mail, me lo manda Susanne Scheidt
“Stamattina s’è svolta un’altra liberazione di ostaggio, al riparo
dall’attenzione - o dall’interesse - dei nostri media.
E’ tornato finalmente dal suo esilio in Giordania, un bambino
palestinese di circa tre-quattro anni. Per mesi e mesi le autorità
israeliane non lo volevano fare tornare
dal suo padre e dalle sue sorelle, che abitano nella Striscia di Gaza,
con la “scusa” che egli, essendo uscito dalla Striscia di Gaza
attraverso Rafah, cioè il confine con l’Egitto, dovrà ritornare da
Rafah. Non poteva, secondo loro, tornare direttamente dalla Giordania.
Ma come mai, uno si chiede: un bambino che viaggia dalla Striscia di
Gaza in Egitto, da lì verso la Giordania, per presentarsi al Ponte di
Allenby chiedendo di entrare in Cisgiordania? come poteva fare?
I fatti sono questi: una giovane donna, ammalata di cancro, si era
recata dalla Striscia
di Gaza al Cairo, per vedere se per il suo tumore al cervello si
potesse fare qualcosa. Porta con se il più piccolo dei suoi figli, il
maschietto, mentre le figlie, ormai di circa dieci e dodici anni,
rimangono con il padre. A loro non era stato concesso accompagnare la
moglie/madre.
Al Cairo non possono fare nulla, e la mandano ad un ospedale di Amman
in Giordania. I medici giordani le fanno capire che ormai non si
poteva più operare e che avrebbe avuto qualche mese di vita. A questo
punto la donna decide di tornare a casa, per passare gli ultimi mesi
assieme ai suoi. Ma non può tornare, perché
l’unica-democrazia-in-Medioriente, nel frattempo aveva deciso che una
parte della popolazione, sulla quale esercita il dominio, non possa
più spostarsi dalla prigione nella quale è rinchiusa,
nemmeno per tornare a casa. La donna resta in Giordania e muore lì,
lontana dal marito, dalle figlie e dai propri genitori nel febbraio di
quest’anno.
Dopo la sua morte, i parenti lontani che l’avevano ospitata ad Amman,
cercano di fare tornare il bambino dal padre portandolo al Ponte di
Allenby, dove il padre avrebbe potuto ricongiungersi con lui. Ma gli
israeliani, che presiedono il Ponte Allenby, insistono che il piccolo
debba rientrare nella Striscia di Gaza via l’Egitto, cioè dal confine
di Rafah. Un bambino di tre-quattro anni, che aveva appena perso la
mamma e che doveva
ricongiungersi con il papà e le sorelle ed i nonni! un rischio per la
sicurezza dell’unica-democrazia-in-Medioriente!
Il padre, disperato, si rivolge alla Croce Rossa Internazionale e
stamattina, dopo mesi e mesi di guerra burocratica, finalmente una
collaboratrice della ICRC è riuscita a varcare il Ponte di Allenby con
il bambino e, ore dopo, anche il passagio di Eretz, dove il padre e le
sorelle hanno potuto abbracciare il piccolo.
Della liberazione del piccolo palestinese, stamattina, i nostri media
non hanno parlato per niente, perché se l’avessero fatto, avrebbero
rischiato di mettere a nudo la disumanità spietata, il sadismo che
ispira il comportamento dello stato d’Israele nei confronti dei
palestinesi occupati.
In data 4 Luglio 2008 al 23:50
Stefano, molto spesso la stampa per negligenza, per pigrizia, per malafede fa il gioco di chi ha la voce più grossa.
Credo che strumenti poveri come i blog abbiano la possibilità di sovvertire le dinamiche classiche che governano il mondo dell’informazione. Appunto, sono come la fionda in mano al piccolo Davide.
Quante storie ‘invisibili’ potrebbero essere svelate, se solo ci fosse un po’ più di buona volontà da parte di tutti.
Grazie per aver condiviso questa cosa con noi
In data 5 Luglio 2008 al 18:15
si condivide con chi lo merita
In data 5 Luglio 2008 al 21:48
Marinè, ciao. Ettorna, ’sta casa aspetta attè.
Gugl, questa storia è proprio paradagmatica delle cesoie della coglionaggine umana. Amarezza attutita solo dal ritorno del piccolino.:sad:
In data 6 Luglio 2008 al 08:38
buona domenica
In data 6 Luglio 2008 al 10:41
Buongiorno Marinè.

Gugl ha messo gli occhiali da sole.
Va al mare?
In data 6 Luglio 2008 al 14:50
posso condividere con voi questa festa della libertà, quella visibie a reti unificate e quella silenziosa , muta come le frontiere, ogni giorno una gegrafia diversa, tracciate da un odio inaudito.
Grazie Gugl per averlo raccontato
Ciao alle belle persone che si incontrano qua
buona domenica :)))
In data 6 Luglio 2008 al 15:58
niente mare: quattro passi in collina, anzi nella “valle dell’orco” (che è tutto dire), vicinoa casa (ma l’orco non sono io).
ciao leti (e ciao a tua cugina)
In data 6 Luglio 2008 al 21:27
Di ritorno, amici cari…
Che bellezza: due giorni di relax e di allegria!
Sta sera sono un po’ intontita dalla giornata, dalla scottatura (wow!!) che ho preso e dal caldo… Ma domani sarò come nuova.
Bacio a tutti e tre.
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In data 7 Luglio 2008 al 14:34
come va il rossore sulle spalle?
In data 7 Luglio 2008 al 20:29
gugl, il rossore si sente…
Ma è proprio bello ostentarlo, anche se brucia un po’.
Mi è sempre piaciuto il primo sole (conseguenze comprese): ‘assai assai’ (direbbe la nostra amica diciché)!!!
In data 7 Luglio 2008 al 21:25
ti si vede il segno o ami il toples?
In data 7 Luglio 2008 al 23:56
Egregio professor gugl, che domande giungono da lei?! Ad una signorina, poi…
Ah ah ah!
E’ vero, sa: non ci sono più i galantuomini di una volta…
In data 8 Luglio 2008 al 01:23
tornata ora su queste pagine, sempre belle, sempre piene. Un bacio
In data 8 Luglio 2008 al 06:45
già, si vede che il caldo dà alla testa
In data 9 Luglio 2008 al 16:07
Passo da qui al volo…
Blì, baci. Passo da te con calma :*
Egregio professore, sarà il caldo, sì…