meridiana…mente

“Ho sempre volto i miei passi verso il sud. Il mio piacere è rivolto verso la luce, verso il Mediterraneo… Tutto in me parla di mare, di platani, di terrazze e di ristoranti al sole… Tutti i miei sensi e tutti i miei ricordi sono mediterranei.” (René Fregni)

26 Giugno 2008

Ospitata bellezza

Pubblicato in Pensieri meridiani

Questo è il periodo delle persone belle. Mi capita di incontrarle. Motivi disparati. Luoghi diversi. Spesso quasi per caso. E mi stupisco del fatto che mi stupisca la gentilezza, la cordialità, la nobiltà d’animo, l’attenzione all’altro senza scopo alcuno.
Ecco, mi stupisco del mio stupore. Si è così avvezzi al gretto che poi si rimane spiazzati dinanzi al bello. Disarmati davanti al buono.
E mi chiedo, sottovoce: “È mai possibile?!”. Sì, è possibile. Ogni tanto accade.

In linea con la positività del periodo, arrivano anche due ospiti. Attesi e graditi.
Mi auguro che abbiano con sé buone scarpe per la tanta strada ancora da fare. Tanto per incominciare spero che visitino il mio arcipelago e che questi dia loro saggio di accoglienza.

Vi dico chi sono: Assolo (un tipo un po’ attempato, ma che si difende bene, presentato nella sua nuova veste dall’amico gugl…) e Il pianto delle falene (giovane e fresco…).
Il loro papà lo conoscete. Qui è di casa e non ha bisogno di ulteriori presentazioni (…ché poi sennò si imbarazza e bonariamente rimbrotta).
La mamma del più giovane ha sangue meridiano. E si sente. Scrivo per prenotare il viaggio e lei mi risponde con squisita e inusuale gentilezza. E tra me e me dico, pensando ad altre ‘madri’: “Signore, di grazia: osservate e imparate!”.

Ecco, voglio che i miei ospiti siano a loro agio. Li porterò con me al mare. Ho scelto per loro dei compagni di viaggio. Non voglio che sentano il ‘peso’ dell’essere soli, forestieri, in casa altrui…

Una Grandes impegnativa con un Benni brillante. Un’Etty Hillesum che non ha bisogno di aggettivi. Un Ammaniti con il quale intrattenere conversazioni serali. E poi un Ali Tariq piacevole.

A dir la verità anche altri due (questo e questo) hanno chiesto di raggiungere la comitiva, promettendo di essere quanto più riservati possibile. Conoscendo bene di chi sono figli, non ho avuto nulla da obiettare. Sorniona li ho guardati ed ho avanzato una sola richiesta: mi insegnino, loro, ad improvvisare. Perché dalla bellezza, poi, di cose e persone e dall’improvvisazione è la vita che, rinnovata, si lascia contagiare.

18 Giugno 2008

La musica in testa

Ecco, questo è quel genere di libri che mentre scorri riga per riga ridi e sorridi. Poi all’improvviso ti fermi e ti concentri su una frammento; prendi d’istinto una matita e ci fai un ghirigori sul lato esterno.

Ecco, questo è quel genere di libri che ti vien voglia di regalare a qualcuno; e, mentre lo sfogli pagina dopo pagina, snoccioli date di compleanni, immaginando i volti degli amici intenti a leggerlo dopo averlo ricevuto in dono. E nutri piacere nel vedere, anche se solo con l’artifizio della tua fantasia, le persone che ami sorridere. Le persone che ami far sorridere.

È quel genere di libri che se tu fossi dotato di maggiore sfrontatezza o minor senso dell’appropriatezza ti farebbe dire allo sconosciuto che in metro ti siede accanto ‘Mi perdoni se la disturbo, se interrompo la sua di lettura e la distolgo dalla sua musica, ma questa cosa qui la deve proprio ascoltare. Gliela leggo, eh…’.

No, non c’è nessuna trama avvincente. Non c’è nessun giallo da svelare o maggiordomo da inchiodare. Non c’è nemmeno quel dire che (mi) affascina e seduce: l’uso ricercato del linguaggio, dei suoni, delle parole. No, non c’è niente di tutto questo.

C’è un piccolo Osho senza veli. E senza verità da amministrare.
C’è un camminante che dalla sua strada si è lasciato sedurre e addomesticare.
Un pifferaio magico, dice, che la sua strega bizzarra ha scelto di abitare, lasciandosi a sua volta fecondare.

Belle e leggere. Iridescenti.
Persone così tessono fili sottili. Sono come un profumo addosso ad un estraneo, che per strada sfiorandoti ricorda qualcuno di intimo e familiare.

Perché non è solo questione di note o parole. No.
Persone così ti parlano di un modo di abitare la propria storia ed il proprio tempo.
Raccontano di uno stile. Di uno scarto, di un ferita nella norma.
Ti fanno dire tra te e te: ‘Che bello! Meno male…!’.

Leggi. Ascoltando le sue note.

Dopo, scosti la tenda e ti vien da ringraziare qualcuno lassù. Lì, tra cielo e mansarde.
Per i prodigiosi folletti ansiosi che, sempre parco, sul tuo cammino decide di seminare.
Per i sorrisi che, anche quel qualcuno, agli amici ama regalare.

Giovanni Allevi - Il bacio

11 Giugno 2008

Il gusto del dissenso

Pubblicato in Parole e immagini

Dedicata ad Ale
nel giorno del suo compleanno,
con l’augurio che sappia sempre coltivare
utopie e dissenso…

Immacolata.
Il poeta già cantò
la tua luminosità tritata.

Rosoli, imbrunisci
di sapori intensi
l’intera cucina condisci.

Con sguardo spento la padella fisso
ed un pensiero m’illumina risalendo dall’abisso.

Se utopia è visione, ricerca di possibili
e un soffritto è premessa, concentrato di papabili,
che cos’è il ragù tutt’intorno ch’è schizzato?!
Senza dubbio è dissenso organizzato.

8 Giugno 2008

Concepire

Pubblicato in Parole e immagini
    La sera umida
    avvinta da un bolero.
    Un haiku nasce.

Maria Callas - Habanera (da Carmen di Bizet)