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meridiana…mente » La lezione del compasso

meridiana…mente

“Ho sempre volto i miei passi verso il sud. Il mio piacere è rivolto verso la luce, verso il Mediterraneo… Tutto in me parla di mare, di platani, di terrazze e di ristoranti al sole… Tutti i miei sensi e tutti i miei ricordi sono mediterranei.” (René Fregni)

20 Maggio 2008

La lezione del compasso

Pubblicato in Pensieri meridiani

Quale è il segreto di un compasso?

C’è un segreto negli oggetti, nascosto in quelli di uso quotidiano, celato in quelli speciali: è una sorta di mana, di forza vitale che li rende non solo efficaci, performanti rispetto alla funzione per la quale sono stati pensati, ma anche unici, diversi rispetto a tutti i fratelli omozigoti smerciati dall’industria e dal mercato.

Come non riconoscerlo nel pupazzo spelacchiato che ciondola appeso ad un pomo nell’ingresso della nonna?!
Come negarlo nel vocabolario più vecchio della casa, quello che troneggia sulla mensola dello studio, testimone di tre generazioni, fonte certa per sciogliere dubbi linguistici, giudice equo per dirimere controversie domestiche nate per l’uso ‘esatto’ della lingua e delle sue parole?!

È la familiarità, quello spartire lo stesso tetto condividendo tempi, parole e suoni, oziosi ed interminabili silenzi, a trasferire il mana da chi abita una casa ad essa e ai suoi oggetti, mutando quest’ultimi in bonari Penati.
È il tempo condiviso a trasformare questi stessi oggetti da scenario e arredo quotidiano a proiezione di sé.
È il nesso che li lega a doppio filo a momenti intimi, familiari e speciali, a rendere una decina di tozze madrepore un ricordo, trofeo per salate e raggrinzite mani bambine, testimonianza di prove d’immersione riuscite.

Anche gli oggetti, dunque, finiscono con l’assolvere ad una più sublime missione: definiscono le appartenenze, descrivono un cerchio magico all’interno del quale si collocano coloro che ne riconoscono l’unicità.
Il mistero che essi custodiscono è dato dal potere della ‘traduzione’, divenendo riserve di significato, ricettacoli di storie.
Per quanti abitano nella stessa dimensione circolare e ne assaporano la sacralità, essi rinviano ad un qualcosa di condiviso che li precede e li trascende.

Quale è, dunque, il segreto di un compasso?

È quello che custodisce questo che è ho davanti agli occhi: la punta ammaccata, consumata dall’uso. Come le conchiglie perlacee in mostra in un angolo della casa, anch’esso spunta la possibilità di un ricordo in me che lo guardo.

Ma è nell’angolo dell’apertura il suo segreto, il suo secondo segreto: maggiore è la sua misura, più grande sarà il raggio e, quindi, l’area descritta.
È questa la lezione segreta che custodiscono tutti i compassi del mondo e che la porgono anche al mio, il quale sonnecchia tra squadre e righelli in una vecchia cartella da disegno.

Invitano all’apertura dello sguardo, capace di cogliere familiarità e appartenenze al di là del vincolo di sangue, di quartiere, di fede politica, di religione.
Sollecitano a ricostruire storie e memorie, riconoscendo in esse percorsi condivisi ed altri ancora possibili.
Insegnano che si possono anche scegliere le ampiezze.
Ammoniscono che ad ogni ‘decisione’ circa il raggio d’apertura segue inevitabilmente un’esclusione. Il limes che essi tracciano, infatti, definisce e separa, sebbene – come ogni linea di confine insegna – abbia il potere di trasformarsi in membrana, in leva osmotica.

Penso a questo quando in mattinata leggo un’intervista ai Bluvertigo.
Alla domanda “Com’è stato andare in giro con capelli tinti e trucco in Brianza, dove siete nati?”, Morgan risponde “Mia mamma ascoltava Lodger e Aftermath, mio papà Simon&Garfunkel, per cui… è l’appartamento che conta, non il paese”.

‘È l’appartamento che conta, non il paese’.
Signor Morgan, mi permetta di dissentire. Soprattutto quando qualche pagina prima si parla di una Carfagna in vena di esternazioni alquanto discutibili, si accenna a possibili ‘reati di clandestinità’, si dà voce ad una Napoli assediata dall’inefficienza di una classe dirigente e asfissiata dalla diossina. Quando abbiamo ancora davanti agli occhi le violenze inaudite contro i campi nomadi, atto ultimo dell’incapacità tutta italiana di governare l’inserimento sociale di rom e sinti.

No, non è l’appartamento quello che conta (o, almeno, non solo!): il ‘mio appartamento’ - la famiglia d’origine, quella d’elezione e quella d’adozione - considera un valore la diversità. Stando a quanto dice, non dovrei indignarmi per ciò che accade attorno. Io, invece, mi indigno. E mi vergogno.

La vergogna, poi, (insieme all’orgoglio ci direbbe Seligman) è traccia del sentirsi parte di una comunità.
Il problema, dunque, sta tutto in un deficit di ‘comunità’, nel desiderio di abitare ‘appartamenti ipertrofici’, nel ritagliarsi spazi vitali sempre più minuti (privati del respiro di un’umma più estesa), nell’ossessione endogamica che tarpa le ali alla ricerca del volto dell’altro.

Credo che occorra tutti fare esercizio di goniometro, lavorando sull’ampiezza di sguardi e di prospettive.
Bisogna pensarci – al di là dei vissuti e delle personali appartenenze ‘ecumeniche’ – non snaturati da un contesto che genera razzismo, paura e odio verso il diverso, problematizzando quanto avviene.
E’ necessario lavorare – socialmente e culturalmente – prendendo spunto dal compasso: educare a riconoscere nell’altro (quand’anche diverso, Altro rispetto alla propria presunta identità) Qualcuno che può entrare – se solo lo si riesce a guardare altrimentinel proprio cerchio magico, condividendone storie, parole, significati e progetti.

Ecco, signor Morgan, dobbiamo solamente provare a coltivare la passione del compasso: soprattutto quella di esplorare aperture (ché nel tracciare confini siamo esperti), di generare comunità, di metterci nelle condizioni di ‘far contare‘ un po’ di più il Paese e… i paesi.

19 Commenti a ' La lezione del compasso '

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  1. Blimunda ha scritto,

    In data 21 Maggio 2008 al 00:18

    sai che è proprio bello questo post? mo’lo stampo e me lo tengo.

  2. gugl ha scritto,

    In data 21 Maggio 2008 al 07:19

    leggerò meglio dopo, ma anch’io dico: bello e condivisibile.

    rimane però il fatto che Morgan è un ragazzo intelligente e musicalmente preparato?

  3. Marinella ha scritto,

    In data 21 Maggio 2008 al 09:03

    blì, un bacio. Sono in cerca di un oracolo per te…! Poi passo… ;)

    gugl, attendo un tuo commento più ‘puntiglioso’, dunque! ;)
    Sì, certo: “Morgan è un ragazzo intelligente e musicalmente preparato”. E poi osa esplorare percorsi nuovi: non so quanto sia realmente nella sua persona o appartenga al personaggio, ma osa…

  4. mc ha scritto,

    In data 21 Maggio 2008 al 12:31

    io ho sempre amato il cerchio, però ne ho anche, sempre, temuto il fascino abissale: sprofondarci signifca perdere l’identità, rinunciarci.

    trovare l’equilibrio è l’obiettivo.

    mc

  5. renée ha scritto,

    In data 21 Maggio 2008 al 13:43

    Marinè, mi hai fatto venire voglia di compare un compasso enorme.
    Da piazzare qua, vicino al pestasale, ricordo di mia nonna. Lei era una donna straordinariamente moderna, sai? Attraverso i suoi racconti, ho imparato ad indignarmi, ad amare le “periferie ferite”, ad accogliere i gusti e gli odori delle diversità. :wink:

  6. Marinella ha scritto,

    In data 21 Maggio 2008 al 14:48

    mc, la paura del cerchio, tu dici.
    Anche io amo il cerchio. Bisogna stare tutti di fronte agli altri, in relazione: questo modo di ’stare’ è proprio di identità aperte, relazionali, che si pensano non in modo statico e fisso, ma in divenire.
    E poi… pensa al cerchio della struttura maieutica di Dolci, ai ‘cerchi’ della tradizione femminista, ai girotondi dei bambini: è l’archetipo di un modo non-violento di procedere e di autodefinirsi, singolarmente e collettivamente.
    Ecco un piccolo cadeau per te (ma ….scccc: non dire nulla a gugl, l’amico tuo, ché è avvezzo a ben altro tipo di poetare…) ;)

    Renatina, quasi quasi ne compro anche io uno per i ‘disegni’ nuovi da fare…
    …Passa dalle tue parole la passione che ti ha trasmesso tua nonna nell’amare le periferie ferite, i gusti e gli odori della diversità. :*

  7. mc ha scritto,

    In data 21 Maggio 2008 al 15:55

    malgrado non ci caspisca qusi nulla di poesia, dico che il tuo cadeau non è niente male. Vuoi che lo chieda a gugl? (sempre se ne ho l’occasione eh! :-)

  8. Marinella ha scritto,

    In data 21 Maggio 2008 al 21:03

    mc, nel tuo dire in prosa si nasconde la capacità di cogliere ed esplorare nessi, forma sublime del poetare (dolcianamente parlando). Non importa capirci qualcosa, essa nasce senza volontà esplicita: parole che decidono di danzare, improvvisando, di coniugarsi, tessendo significati nuovi.

    L’amico gugl, anima nobile e spirito sensibile, fa della poesia il suo oggetto di esplorazione: sono convinta che scorgerebbe anche in te un germe di iniziazione.

    Quanto a me - per la libertà che ho deciso di concedermi in questo posto - lascio che siano le parole a scegliere di volta in volta in che modo affacciarsi al mondo. Non è molto serio (lo so!), ma è l’unica strada che qui ha senso percorrere… e l’amico gugl perdonerà ;) (tu, semmai, mettici una buona parola!)

  9. mc ha scritto,

    In data 22 Maggio 2008 al 07:27

    anche a me pare ci sia della poesia nella mia prosa. direi che forse ce n’è troppa.

    rispetto alla tua scelta, io la penso così: ad un certo punto bisogna decidere. la scrittura (così mettiamo insieme poesia, prosa esaggistica) è una splendida sanguisuga, una magnifica strozzina. per tenere i frutti migliori testa bisogna continuamente ordinarla, ingabbiandola in un libro. Non devi lasciare a lei la libertà di vivere senza controllo. Se poi ritieni che non meriti la bella casa-libro, allora liberatene e coltiva i frutti che valgono. sii crudele.

  10. Marinella ha scritto,

    In data 22 Maggio 2008 al 09:05

    mc, purché ciò valga anche per te e per il tuo di libro. ;)
    Ci penserò su (e qualora fosse farei felice il mio papà, che mi tampina continuamente con la stessa domanda, irritato dal mio abulico nicchiare… )

    Buona giornata

  11. mc ha scritto,

    In data 22 Maggio 2008 al 10:07

    sì, credo sia necessario che io e te ci diciamo qualcosa in privato. l’email è quella che ho letto qui in giro?

  12. donnigio ha scritto,

    In data 22 Maggio 2008 al 13:25

    Marinella…
    innanzitutto, prima di leggere questo tuo post, mi sono preparato un caffè con cremina. Poi ho iniziato a leggere, sorseggiando. E si, è questo il mio approccio al tuo pensiero. Un momento di piacere. E questo odierno, m’ha colpito particolarmente. Che poi, Morgan, non m’è mai stato simpatico. E non per via dei capelli tinti…
    Questa del compasso è una teoria interessante. Come faccio spesso, copio-incollo e stampo…
    Carissima…spero davvero di incontrarti prima o poi… ;-)

  13. Marinella ha scritto,

    In data 22 Maggio 2008 al 15:43

    mc, sì, l’email è quella che trovi in ‘chi sono’…

    donnigio caro, :***
    magari riuscirò a venire alla tua prossima performance artistica…

  14. leti ha scritto,

    In data 24 Maggio 2008 al 11:07

    lo sguardo, l’alterità, l’altrove
    l’indignazione, la vergogna-pudore
    la comunità prima della famiglia o, meglio, la famiglia come comunità, il paese prima dell’appartamento
    la geografia per la storia…
    anche questi sono “oggetti” da pensare e da praticare, dando loro carne. Sono oggetti che curo e che mi curano…
    perdonami dell’assenza…in certo senso è causata da un compasso altrui che non si è aperto, forse la ruggine ha impedito spazio di sguardo
    leti :-)

  15. Marinella ha scritto,

    In data 24 Maggio 2008 al 12:26

    Leti cara, ti abbraccio ovunque tu sia… Mi auguro che l’olio della pazienza e della passione (che tu conservi in posti segreti, lo so!) possa riuscire ad aprire il compasso di cui parli.
    Per quel che conta, qui - lo sai bene! - è casa tua, lavagna dove ti puoi esercitare per fare schizzi di ‘cerchi’, quando e se lo desideri.
    Ultimamente, neanche i miei ‘altrui compassi’ si sono tutti aperti: cerco l’olio adatto… Magari passando anche da te, per frugarne i segreti ;)
    M.:**

  16. mc ha scritto,

    In data 26 Maggio 2008 al 16:52

    quando non passi, mi manchi.
    devo preoccuparmi?

  17. Marinella ha scritto,

    In data 26 Maggio 2008 al 23:21

    Michele… se parli così, Nora potrebbe ingelosirsi. Senza reale motivo peraltro.
    Spero di passare domani, a mente più fresca, per commentare le tue… partenze.

  18. mc ha scritto,

    In data 27 Maggio 2008 al 07:08

    va bene.
    ma com’è che hai la mente così stanca?

  19. Marinella ha scritto,

    In data 28 Maggio 2008 al 09:27

    qualche risposta nel post… che segue…
    M. :)

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