meridiana…mente

“Ho sempre volto i miei passi verso il sud. Il mio piacere è rivolto verso la luce, verso il Mediterraneo… Tutto in me parla di mare, di platani, di terrazze e di ristoranti al sole… Tutti i miei sensi e tutti i miei ricordi sono mediterranei.” (René Fregni)

26 Aprile 2008

Reiterando Alda


…solo una mano d’angelo,
intatta del suo amore per sé
,
sussurra Alda.

Lo accolgo
come monito,
invito,
avvertimento,
consiglio di madre,
di donna e sorella.

Una mano d’angelo,
avvezza
a riannodare
fili d’eterno,
esperta
e paziente
nel calibrare
fatica e gesto,
nel misurare
palmo a palmo
istanti scuciti,
quasi tessere d’infinito.

Una mano d’angelo,
che accolga senza trattenere,
che si sciolga senza dimenticare.

Dita
in grado di toccare
senza possedere,
di accarezzare
senza plasmare.

Una mano d’angelo
che non ferisca,
suo malgrado,
e che inciampando
sappia chiedere scusa.

Una mano d’angelo
col coraggio di rimestare
anche nelle sozzure:
artista post-moderno
capace di cogliere
luci, lampi di poesia
nella notte dell’anima.

Che vegli
nel sonno,
nel tepore
che ospitato riposa
tra ciglia e cuscino.
Che inviti
lucciole e falene
alla danza,
ombre amiche
nel respiro della pace
del primo mattino.

24 Aprile 2008

In equilibrio


“…quando il buon dio, per leggerezza,
creò il governo di questa nazione
per equilibrio dovette invocare
l’assoluzione…”

Quanti anni c’avrà questa canzone?!,
mi chiedo tra me e me,
sembra che sia stata scritta ‘sta notte…

Tra disincanto e leggerezza
ritorno a leggere il mio libro,
ascoltando gli Acustimantico
e la loro poesia.

Oggi mi faccio un regalo,
mi dico mentre pendolo su un fianco
per controllare il nome della fermata:
una collana che stia bene con queste scarpe,
un anello che si sposi con la rosa sul poncho nero
o un foulard che mi ravvivi il viso.
Ancora non so cosa,
ma oggi mi faccio un regalo.

Scendo a Termini
e nel frattempo mi perdo
nella storia bella e struggente
di Alfonsina vestida de mar.

Passo davanti a Ricordi:
solite facce, sguardi,
via vai di gente che parte o che ritorna.
Allora mi viene in mente
che l’altra sera F. mi aveva annunciato
che oggi sarebbe uscito questo.
Entro e lo compro.

E sono proprio contenta,
anche se sulla copertina
non compare il mio nome:
in un periodo di deliri distintivi,
mi piace questo sparire
nelle appartenenze collettive.

È una piccola cosa,
che è nata anche grazie al… mio fiato.
Arrivo in ufficio
lo scarto
e lo ascolto.

Ecco, appunto,
ed è proprio il caso di dire che:
“…il giorno più sonoro
è quello che resiste
al coro della peste
…e di un rosso ancora più rosso
il mio sangue sorriderà”
.

22 Aprile 2008

Madeleine

Vado alla ricerca
di uno che sia bruciato sul fondo,
imbrunito sul lato.

Sono per me una sorta di madeleine,
i biscotti a trecce di mamma,
eredità di mani altre,
affaccendate, piene di cura.
Mi ricordano un clima allegro:
una cucina profumata di vaniglia,
torte e biscotti appena sfornati,
una stufa sempre accesa,
un lungo tavolo di marmo bianco
per metà canuto di farina
e per metà territorio conteso
fra braccia, dita, matite colorate, temperini,
quaderni, righelli, pennarelli, borsellini colorati.

Ci fermiamo?”,
ci diceva mamma
nella sua cinquecento blu.
Una buganvillea ridanciana
faceva le moine sulla porta d’ingresso.

Accendo la tv:
vanno i titoli di coda del film di prima serata.
Una pioggia fitta e violenta
bussa ad una vetrata
illuminata dall’esterno:
sembra proprio che tuoni e fulmini
si siano dati appuntamento questa sera.
Scuoto il contenitore, scrigno di sapori.
Provo ad indovinare.
Eleggo un preferito, fidandomi dell’aspetto.

Nel groviglio di ‘amarcord’
spunta nella mente
l’espressione di A. di questo pomeriggio:
“E dove siamo? A Woodstock?!”.
Risponde bonariamente
al mio severo, non voluto, sentenziare:
…niente regole per una convivenza sana:
l’unica regola è l’attenzione all’altro!

Sorrido.
Come un amo esperto
questo pensiero
va a pescare,
tira su
l’episodio dell’altro giorno.
Ufficio postale e solita scena:
il ‘furbo del quartiere’,
nelle vesti di primo attore,
è impegnato a fregare il posto nella fila.
Signorì, bbeata a lei!”,
commenta ironicamente
la signora accanto,
colta da stupore
per il mio mancato inveire,
per il mio pacato e lapidario argomentare.

Mi guarda.
Non si capacita.
E intuisco che le suscito tenerezza.
A me scappa da ridere
per me, per lei,
per la situazione:
e penso ‘questa la devo proprio raccontare a Chiaretta’.

Guardo l’orologio
e spengo la tv.
Continua questa sera il flusso di ricordi:
mi ritorna alla memoria
una casa piena di bambini
intenti a riempire pagine
di vocali e consonanti,
cicaleccio,
brusio di voci che si accavallano
mentre ripetono Quasimodo e Rodari,
mentre mandano a memoria,
faticosamente,
teoremi e tabelline,
quasi sudati, dolorosi, grani di rosario.

Vado a letto
con lo sguardo… pieno di colori
e un cantilenare stanco mi accompagna:
“Chissà se a quest’ora su Marte,
su Mercurio o Nettuno,
qualcuno
in un banco di scuola
sta cercando la parola
che gli manca
per cominciare il tema
sulla pagina bianca.”
.

16 Aprile 2008

Sogni e disegni

Pubblicato in Pensieri meridiani

Esploro possibili incipit invano.

“Devo scrivere qualcosa“,
mi dico da due giorni.
Mi concentro,
incomincio a pensare,
matita in mano:
niente.
Il pensiero si scioglie in mille rivoli.

Entro in metro
e mi guardo con circospezione.
Mi domando se colui che mi siede accanto
possa essere ‘responsabile’.
Ho un irrefrenabile impulso:
vorrei chiederglielo.
Mi freno.

Il punto è che non riesco a capire.
Non mi riesce di capire
come sia possibile
essere finiti in un’Italia così.

La Lega fa incetta di voti:
il senatur, con la voce grossa,
tronfio del proprio successo.

Il clown dai denti bianchi,
invece, piroetta
ed improvvisa numeri da circo.
La platea gli applaude,
invitandolo al bis.

Chi diceva che ‘si può fare
è costretto il giorno dopo
a fare i conti con i numeri
e con la semantica.
Quel ‘si può fare’ è privo di un soggetto collettivo,
fanno notare.
Manca di un ‘noi’,
vinto dal leaderismo dirompente
e segnato da spinte fedifraghe.

Mi piacerebbe
che si credesse veramente
che quello che abbiamo
è un’eredità preziosa,
che non può essere fagocitata
in un colpo solo
dal ‘pensiero unico’, da quello ‘facile
o dalla sindrome del ‘tronista’ vincente.

Non ho nulla contro l’obamismo (…anzi!),
ma spero vivamente che la prossima volta
nei discorsi pubblici
ci sia meno ‘I care’ e più ‘Mi interessa’,
meno JFK e più Calamandrei,
meno Martin Luther King e più Dossetti.

Non è sciovinismo,
ma l’auspicio a rimanere fedeli
ad un progetto costituzionale
che dà voce e sostanza
all’idea di libertà, di solidarietà,
di giustizia sociale, di equità.
Principii che non dipingono
un’appartenenza eslusivamente di sinistra,
ma di un intero popolo che li ha scelti
come strumenti di convivenza,
come strada lungo la quale camminare
e camminare insieme.

Ecco, insieme.
Insieme non è una mera questione
di strategie politiche orientate alla vittoria.

Insieme
è già progetto,
è provare ad abitare la storia non da soli,
è tessere relazioni, vivere appartenenze,
è fare esercizio di diversità e complessità,
è vincere derive distintive,
manie centrifughe, corse solitarie,
è sognare e disegnare un Paese diverso.