meridiana…mente

“Ho sempre volto i miei passi verso il sud. Il mio piacere è rivolto verso la luce, verso il Mediterraneo… Tutto in me parla di mare, di platani, di terrazze e di ristoranti al sole… Tutti i miei sensi e tutti i miei ricordi sono mediterranei.” (René Fregni)

28 Marzo 2008

Eversioni


Non la linearità, la compiutezza, la completezza di un romanzo.
Non il breve assaggio di un racconto.
Ma il leggero soffio di un’immagine tradotta in parole.

Suono e voce che inseguono ciò che lo sguardo coglie,
ciò che sfugge alla logica sequenza del rigore narrativo,
all’angusto spazio racchiuso tra un incipit ed una fine.

È il gioco della poesia,
che non definisce,
ma rimanda, evoca, suggerisce.

Incapace di aderire pienamente al senso comune,
essa svela il suo potere
proprio nella mancanza di potere,
argomentativo in primis.

C’è una forza eversiva nelle parole,
suoni incastonati gli uni negli altri,
pietre vive:
geometriche separazioni,
eppure membrane nutrici.

Non il composto e sinuosamente violento
incedere persuasivo.
Non il dogmatico cadenzare
di formule e divieti.
Ma l’echeggiare di un inafferrabile nesso,
tra significato e immagine, tra suono e ritmo,
che invita al silenzio,
al lento meditare.

C’è una forza nonviolenta nella poesia:
significato concepito a più mani,
che non si insinua ma germoglia
dalla possibilità di leggere oltre,
che si rinnova di volta in volta sempre nuovo.

Oltre. Oltre il testo ed il contesto.
Là, dove il ‘pre-testo’ è dato dall’urgenza
di un dire che si sposa con un dare.

Il treno va. In ritardo.
Il giorno si spegne e si imporpora il tavoliere.
Chiudo gli occhi per dormire,
mentre Bollani occhieggia parlandomi
di possibili intrecci tra jazz e bossanova.

Non so perché,
ma nel dormiveglia del viaggio
mi viene da immaginare
che se c’è un Dio lassù
in ore come questa
ama anche lui stare alla finestra,
immobile, e solamente respirare.
E, mentre lo sguardo è fisso lì,
è già altrove
e già vede
oltre e altro.

Poi, quando gli alberi
sono diventati
sentinelle nella notte,
altere e vigilanti,
anime pensanti,
egli rientra,
chiude la finestra,
prende una penna
e sull’angolo in basso
del giornale del mattino
incomincia a scrivere.

Mi figuro un Dio poeta,
visionario e nonviolento,
un Dio creativo,
che si perde,
che si incanta
nell’incendio
della creazione.

Nel sogno di quel Dio
mi piacerebbe
accedere
e sostare.

5 Marzo 2008

Pollyanna, guida sportiva

Guida tu’, le dico
e lei obbedisce giuliva.
La mia Pollyanna
si accomoda,
sistema specchietto e sedile,
mette la prima
e sicura parte.
Così da giorni, settimane,
non faccio altro
che godermi il panorama,
senza sforzo
e senza stress da autista metropolitano.

Il cellulare appena acceso trilla.
È un messaggio di Lele,
di qualche ora prima:
tutto bene, non ti preoccupare, premette.
Mi annuncia così, lei,
la compagna di banco del Liceo,
l’imminente e prematuro
arrivo del suo primogenito.
Una giornata incominciata
con mal di testa e raffreddore
assume inaspettatamente volto nuovo.

Conto i giorni,
misuro le settimane.
Corre il tempo, corre.
Ed io con lui.

Ascolto un cd, un regalo.
A. apre la borsa e nel porgermelo
mi strizza l’occhio
dicendomi: “Purché non ti deprimi!”.
Io sorrido
e lei capisce che è un rischio che non corro;
di certo non in questo periodo.

Filano le mie Parche
sonnolente e oziose;
io, ai loro piedi,
le osservo
intente in un chiacchiericcio abulico
e con lo sguardo le invito
a metterci un po’ più di passione,
ché è tempo e ché lo sento.

Lavoro anch’io.
Infilo perline
una accanto all’altra
seguendo geometrie colorate.
Ritaglio stoffa,
raso cangiante.
Desidera vele D.,
da alzare e ammainare a piacimento,
da porre alle finestre
e attraverso di esse spiare il cielo.
Si può fare, le dico
e incomincio a imbastire
il suo sipario sul mondo.

Giornate scandite da piccole cose,
che assumono spessore e luce diversa.

Rido di gusto
mentre l’amico Ale mi dice che un libro
non è altro che una foresta sparita,
ribadendo il disappunto
verso tutti i grafomani affetti da scrittura bulimica.
Rido e impasto incerte controprove:
no, rispondo, poiché nulla si distrugge ma tutto si trasforma,
un libro è una foresta che si è trasformata in parole, in idee
.
Licenzia il mio argomentare
sostenendo che nella mutazione
è l’ossigeno l’anello mancante.
Rido.
Nulla da eccepire: è arguto l’amico Ale.

Filano le Parche
e il tempo corre:
è un tempo propizio,
fecondo di novità
e di cambiamenti.

Un cartone in tv
mi ricorda l’estate di qualche anno fa,
mio fratello nella sua casa a Verona,
fuori una pioggia fitta fitta
e una serata passata davanti ad un dvd in affitto.

Corre il tempo, corre.
Ed io con lui.

Il mal di gola, ostinato,
non accenna a passare:
guardo fuori e non riesco a vedere le stelle.
Riscaldo latte e miele
mentre i fiori sul tavolo
annunciano già primavera.

Pigio ‘pubblica
e mi congedo di nuovo dalle parole.
Lei, Pollyanna, guida.
Io guardo fuori
e sottovoce canto con Calaf
Nessun dorma! Nessun dorma!“.