Vento nel blu

Nell’alito lieve
della tramontana
c’è chi avverte
l’arrivo dello scirocco:
annuncio che sale
da un ginocchio che cigola.
Dolore indomito, sopito, ribelle.
Per uno stesso tacito,
misterioso, sapere,
so che sta per giungere,
per me, un periodo altro.
È tempo di maggese.
Sento che il vento del sud sta arrivando:
viene dal deserto –
mi si diceva da piccola –
e porta con sé l’invito al silenzio.
Traduce parole nuove,
l’eco di abbracci lontani,
il suono di risacche
che appartengono a lidi sconosciuti,
sebbene prossimi.
Questa notte ho sognato il mare.
Ed è bello destarsi dopo aver sognato il mare:
si avverte per un pezzo il cullare placido dell’acqua.
Ho sognato
un risveglio
su una terrazza assolata,
volti amici e sorridenti,
e poi la cornice
di un azzurro infinito.
Il blu mi piace,
mi dà pace:
invita all’ascolto,
a starmene zitta zitta,
a piedi scalzi.
Il silenzio, poi,
è legato alle parole
come un uomo alla sua ombra:
starsene un po’ in ascolto
significa mettere le parole in controluce.
Lo dicevo da un’amica,
questa mattina:
le parole sono cura;
sono nutrimento
per il cuore e per lo sguardo,
per la mente,
per sogni e progetti,
per il presente e per ciò che (si) sarà.
Le parole creano legami,
arrivano come vento nuovo
dove occhio e pelle
non osano né sperano.
Ma per ogni cosa c’è il suo momento,
il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo:
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
C’è un tempo per il silenzio,
sussurra Qoèlet:
giunge come il vento del sud.
Questa notte ho sognato il mare.
Ed è bello destarsi dopo aver sognato il mare.








