Giù dai salici, le cetre

Primavera 2004, l’anno della mia parentesi salentina.
Decidemmo di organizzare un cineforum. “Trasgredire le frontiere” lo intitolammo.
I margini, le frontiere, i confini esistono e non sono solamente fisici o geografici.
Bisogna solamente apprendere l’arte di attraversarli, di operare ‘trasgressioni’, di passare oltre (come ci ricorda la parola latina).
Bisogna solamente coltivare la capacità di provare, almeno provare, a guardare il mondo con gli occhi di chi è dall’altra parte.
Una rosa di film.
Infiniti dopo cena a vederli insieme.
Serate a discutere su ciò che era importante comunicare.
Questo è il ricordo di quel periodo, di quei mesi.
“Ticket to Jerusalem”.
Fu scartato perché… “la gente non potrebbe capirlo”.
Io, delusa, continuai ostinata, per giorni, a sponsorizzarlo. Invano.
Fu sostituito da “L’amante perduto” di Faenza, tratto dal romanzo di Yehoshua: film bello quanto il libro (per carità, niente da dire…), ma ad esso mancava quel qualcosa che rendeva il mio favorito tale.
Ogni tanto lo riguardo.
Capita soprattutto in quei periodi in cui sembra che l’universo mondo si sia messo d’accordo per spodestare la Pollyanna che, di solito (non sempre…), mi fa compagnia.
Ebbene mi commuove pensare che esista qualcuno certo della possibilità di trasformare la realtà con la non-violenza…
Qualcuno convinto che solamente la poesia delle immagini e le immagini della poesia possano, nella più cupa e assurda delle situazioni, aprire la strada alla pace…
Qualcuno che avverte come istanza politica l’urgenza della cura, rivendicando con forza, passione, coraggio, ostinazione il diritto dei più piccoli a coltivare gioco e fantasia.
Oggi leggo questo.
E cresce la speranza, sale la certezza
che siano proprio la bellezza,
l’arte, la musica, la poesia
a concedere una chance
a questo fragile mondo.
Giuseppe Verdi - Nabucco








In data 14 Gennaio 2008 al 20:37
Questo post è una meraviglia. Cesare Zavattini per es,diceva che la musica, ma forse, in fondo, tutta l’arte non avrebbe cambiato il mondo. Ma io, su ’sta cosa, non sono mai stata d’accordo.

In data 14 Gennaio 2008 al 22:02
la cura come istanza politica, ne sono convinta; non si può sapere se cambierà il mondo ma confidare sulla forza politica di ciò che germina nell’orizzonte dell’impolitico si può, oggi si deve (forse?)
(”La musica sveglia il tempo ” di Barenboim è molto bello )
ciao!
In data 15 Gennaio 2008 al 12:07
renée, nemmeno io son d’accordo con Zavattini
…che poi mi fai venire in mente un’altra cosa e se dopo ho tempo ci ritorno…
multiversum, prendo nota sul libro di Barenboim…
Cndivido in pieno quanto tu hai detto in modo magnifico:
“confidare sulla forza politica di ciò che germina nell’orizzonte dell’impolitico”. Sì, ci credo!
In data 15 Gennaio 2008 al 20:51
Ecco… questa è una di quelle sere che la mia Pollyanna ha problemi di residenza…
Meglio che non ascolto il tg e che domani non leggo i giornali e che sta sera non sento ‘il tipo’ su la7….
In data 16 Gennaio 2008 al 03:33
Missione ostica quella di scegliere i film per una rassegna. ..Faenza l’ho visto, quello di cui tu parli, no. Motivo per cui..provo a cercarlo. Dici che si trova in giro, in qualche videoteca seria?
…riguardo a Zavattini…ritengo che la musica, come ogni altra forma d’arte, cambi in primis le persone…e non è poco!!!
Rigardo alla tua speranza riposta nell’arte, concordo in pieno!!!
In data 16 Gennaio 2008 al 08:55
Credo che si possa trovare… ‘Si narra’ che dalle parti di San Lorenzo ce ne sia una per intenditori, ‘archivisti’, collezionisti dell’introvabile ma dove esattamente si trovi questo posto meraviglioso non te lo so dire…
L’arte cambia in primis le persone, tu dici: concordo. Ne muta lo sguardo e, dopo, si è ‘altro’.
“Se l’occhio non si esercita, non vede
pelle che non tocca, non sa
se il sangue non immagina, si spegne.”
Danilo Dolci