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(Avevo incominciato a scrivere un post ’serio’ su questo,
poi dai tasti è nato quello che leggete…
…giusto perché sia chiaro a tutti come la penso
in merito a “diritti d’autore, comma 1 bis & C.”…)
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Parole.
Suoni.
Colori.
Tracce su una tela.
Dono per i sensi.
Ne partecipa l’udito.
Ringraziano gli occhi.
Come vento di ponente
sfiorano la pelle,
toccano il cuore,
abbracciano la mente.
Parole.
Suoni.
Colori.
Tracce su una tela.
“Sono miei!”,
sentenzia il ‘sé’ grandioso,
“Guai a chi me li tocca!”,
continua minaccioso.
“Da me
sono solo di passaggio…”
dice, triste, colei
che del mestiere
dà pubblico saggio.
“Ospiti inattesi;
vengono da lontano.
Rubo loro
qualcosa,
di nascosto, piano piano…”,
aggiunge mite l’affittacamere solitario.
”Perché, sai, di loro mi piace l’odore,
quando di altre città
dei loro bucati
portano addosso il candore.”
Parole.
Suoni.
Colori.
Tracce su una tela.
Viaggiano.
Propiziano
gli inizi,
suscitano
novizi.
Li dicono figli
di gemiti geniali,
di anonimi cantastorie
e di celebri memorie.
Ci sono padri che ne vantano
l’appartenenza,
tutori che ne contano
i segni, le rughe,
da esibire all’occorrenza.
Eppure sono orfani,
senza una meta,
briciola,
balugine di cometa.
Sono
i sogni
di tutti.
Sono
sospiri,
idee
folgorazioni.
Democratici
e ribelli.
Concepiti in notti di luna
fuggono via dalle dita
dalle mani di coloro
nelle quali
hanno preso a respirare.
Sono vagito di vita.
Sono di tutti,
ma a quei padri
vaglielo a raccontare…