meridiana…mente

“Ho sempre volto i miei passi verso il sud. Il mio piacere è rivolto verso la luce, verso il Mediterraneo… Tutto in me parla di mare, di platani, di terrazze e di ristoranti al sole… Tutti i miei sensi e tutti i miei ricordi sono mediterranei.” (René Fregni)

20 Dicembre 2007

Genesi

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“Non vieni da un sudore di abbracci,
da nessuna goccia d’uomo,
ma dal vento asciutto di un annuncio.
Non si fideranno di te, come sei fatto.

Possa tu provare nostalgia di stanotte
quando sarai nella loro assemblea,
quando ti ascolteranno,
possa tu guardare oltre la loro piazza,
dove iniziano le piste.

Abìtuati al deserto che mi ha trasformato in tua madre.
Sei venuto di lì, dal vuoto dei cieli,
figlio di una cometa che si è abbassata fino al mio gradino.
Non è il censimento a spostarci,
ma una via tracciata lassù in alto.
Stanotte lo capisco, domani l’avrò dimenticato.

[…] Le parole una volta uscite mettono fuori il peso.
Quelle di un annuncio ti hanno portato a me,
quelle di un profeta danno ordini al futuro.

Ma no che non sei muto
e nemmeno stupito di star fuori di me.
Muta ero io davanti all’angelo, muta ero io.
Invece tu, figlio di un vento di parole addosso a me,
sarai un vaso di frasi.”
Erri De Luca - In nome della madre

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Giovanni Allevi - Come sei veramente

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Spunti di riflessione:
- Leggi l’editoriale di Alex Zanotelli:
“Una nuova storia senza imperi” [da Mosaico di pace]

16 Dicembre 2007

Dolce per sé

Pubblicato in Divagazioni

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Ci sono luoghi della memoria,
altri che servono per dimenticare,
altri, invece, per ricominciare.

Questa è una città
che non è la mia, che non sento mia
e mi chiedo se mai un giorno lo sarà…

È una città che in qualche modo, però,
mi ha preso in affido: è così che la vivo.
Ed è una bella sensazione.

Fa freddo,
quello che ti fa stringere dentro al cappotto
e ti fa desiderare un thè caldo e quattro chiacchiere.
C’è un cielo chiaro e mi sento leggera.
Per strada, sciami di gente che va per regali.
Prendo il 40 fino a Largo Argentina
poi mi infilo per le stradine.

È sempre bella, ma in questo periodo è straordinaria.
Mi piace passeggiare per piazza Navona,
nonostante la folla, la confusione.
Ti avvolge l’aria di festa:
le giostre, i bambini,
i pupazzetti del presepe,
lo zucchero filato,
gli angioletti e le befane in bella mostra.

Ci sono luoghi
che regalano la dimensione delle cose,
concedono la distanza giusta
per prendere le misure e per poi ricominciare.

Ecco.
Questo
per me
è il luogo
per pensare.

Mi ricorda la me di qualche anno fa,
un’altra piazza, un’altra città.
Nemmeno quella mi apparteneva,
ma ad essa non mi sentivo affidata.

Mi piace arrivarci:
lentamente,
cullando ogni passo.

Mi piace sostare:
partecipe
di una vita che danza,
mentre putti e dei arcigni
si fanno spettatori.

Tornare qui
è il mio personale omaggio all’inatteso:
a chi sa pazientare
è concesso accedere a spazi ulteriori,
fare esperienze inaspettate di geometrie conviviali.

Canticchio Cammariere.
Lei alle mie spalle,
generosa, si concede all’ultimo tanguero.
Io, due strade più in là,
mi confondo nella fila dei turisti
e in silenzio entro laddove
il profumo d’incenso si mescola al gregoriano
e qualcuno seppe, con luci ed ombre,
tradurre quell’inatteso.
In silenzio, naso in aria, rapita dal mistero.
Ne esco ogni volta riconciliata.

Dolce cura di sé
è il camminare (e)sperando,
il sapersi portare in grembo,
aspettare e poi sognare.

Dolce cura di sé
è il lasciarsi stupire dal nuovo,
lo scorgere un’altra strada
dalla quale partire,
dalla quale poter ricominciare.

Dolce per sé
è il ricominciare.

12 Dicembre 2007

Esperar

Pubblicato in Parole e immagini

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Foto di adedip
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“Luar, espere um pouco
Que é pro meu samba poder chegar…”

Chico Buarque de Holanda - Olê, Olá

7 Dicembre 2007

Fanciullino

Pubblicato in Divagazioni

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È un’altalena:
viaggia lungo un asse.
Traiettoria definita.

Ultimamente non ho proprio voglia di scrivere.
Questo spazio, invece, avrebbe bisogno di più cura.
Le parole, le idee devono essere nutrite.
Il luogo dove esse abitano, abitato
non solo da relazioni,
ma anche da… motivazioni.
E queste mancano.

Forse uno di questi giorni,
avrò idee più chiare;
le metterò su carta
e saprò che direzione dare
a questo moto.
Potrei usare gli strumenti del mestiere,
non sarebbe bizzarra come soluzione.
Potrei.

Nel frattempo,
lascio che parli il ‘fanciullino’:
Egli sì che è sempre vivo.

Gioca con le idee più stravaganti,
non si cura del giudizio dei vati,
delle censure dei catoni,
dello sguardo degli astanti.

Egli chiacchiera,
ride, sghignazza.

Ad un tratto, poi, tace,
ammutolito dall’incanto,
vinto dalla dolcezza,
dalla voce della bellezza.

S’accosta severo
e dei miei flutti
si fa nocchiero
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5 Dicembre 2007

Città (…la mia)

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Un castello merlato:
racconti di intrighi,
di talami offesi.

Allegre fanfare
nel mattino assopito.
Gaie focare
e il paese di festa vestito.

Lo vedi un po’ stanco,
che ti viene incontro:
volto rugato
respiro affannato,
ma, sornione, t’accoglie,
ed a Venere ammicca,
alle prime stelle
e alle viti spoglie.

Tu ti volti per guardarti attorno,
chiudi gli occhi,
un respiro profondo.
E poi ti accorgi
che è lì da sempre,
cangiante come la sera
che di sogni
imperla
e di poesia
il mondo.

Ora è una bimba,
che aspetta un tuo gesto
per farti le feste
e poi giuliva
salirti in collo.

Vinicio Capossela - Ovunque proteggi

4 Dicembre 2007

Definizioni

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Riporto l’articolo di Igiaba Scego
sul tema del precariato
dei trentenni.
[Tratto da nigrizia.it]

Brava Igiaba!

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“Non sono giovane. Voglio ribadirlo, sottolinearlo, gridarlo, se necessario. Ho 33 anni. Esattamente gli anni di Gesù Cristo, quando fu crocifisso. A quell’età, lui aveva già salvato il mondo. Mia madre, a 33 anni, aveva già fatto mille cose: alla mia età, lei aveva già tre figli e un lavoro fisso come telefonista. Alla stessa età, mio padre era un brillante uomo politico. Io, invece, a 33 anni, cosa sono? Sono una precaria. Il ministro economia è giunto a definirmi bambocciona.

(leggi tutto…)

1 Dicembre 2007

Stati d’animo

Pubblicato in Divagazioni

A volte le immagini dicono molto di più.


Un pasticciere trotskista - Aprile - Nanni Moretti