Tele(m)patici zigani

Così, tra me e me,
ripeto l’elenco del Liceo…
Sono un po’ arrugginita:
non mi esce più tutto d’un fiato come un tempo;
mi fermo e ricomincio, poi di nuovo mi impallo…
Alcuni volti, poi, sono un po’ sfocati;
di qualcuno ignoro dove-sia-cosa-faccia-adesso;
di altri non ricordo nemmeno i soprannomi,
fieri cimeli del tempo che fu.
Molti nomi sono senza traccia,
assenti anche nel filo dei ricordi
o nel chiacchiericcio gossipparo
delle telefonate periodiche
degli ex-compagni di classe.
Ci sono, poi, quelli virtuosamente fedeli,
quelli che ti chiamano sempre nei momenti giusti,
quando hai proprio voglia di sentirli…
Ma di questo non mi devo proprio stupire:
è tutto merito della ‘tele(m)patia’,
che tiene insieme le persone, anche se distanti.
Dico bene, Lele?!
L’elenco, dicevo.
Lo snocciolo, in questi giorni di polemiche
su ministri e bamboccioni,
mentre il mio dito
scivola lungo
la cartina dell’Italia:
siamo tutti in città diverse,
fuori casa già da un pezzo…
Ci penso per almeno due ragioni,
una personale e l’altra… politica:
le due cose si intrecciano, quasi sempre
(…oppure sono io che non so scioglierle).
Sarà per qualche felice quadratura astrale,
non lo so,
ma una dopo l’altra
da giorni mi arrivano telefonate
che annunciano novità, cambiamenti,
ansie di traslochi e di incominciamenti:
un bimbo in arrivo,
un lavoro nuovo,
un trasferimento desiderato giunto inaspettato…
Intanto tv e giornali spendono parole per descrivere
l’etologia mammona del venti-trenta-quarantenne:
io penso alla mia storia e a quella di tanti miei amici,
non facendo altro che chiedermi quante Italie ci sono…
Ma un giorno qualcuno si accorgerà
dei telempatici zigani,
di coloro che del viaggio hanno fatto di necessità virtù?!
Da generazioni.







