meridiana…mente

“Ho sempre volto i miei passi verso il sud. Il mio piacere è rivolto verso la luce, verso il Mediterraneo… Tutto in me parla di mare, di platani, di terrazze e di ristoranti al sole… Tutti i miei sensi e tutti i miei ricordi sono mediterranei.” (René Fregni)

27 Maggio 2007

De finibus

Pubblicato in Pensieri meridiani

429319324_63d0f25acb.jpgMi piace condividere quanto sto leggendo questa mattina…

“Le nostre vite dipendono dalla nostra capacità di concettualizzare alternative, spesso improvvisando.

È compito di una pratica culturale radicale teorizzare su questa esperienza in una prospettiva estetica e critica.

Per me questo spazio di apertura radicale è il margine, il bordo, là dove la profondità è assoluta.

Trovare casa in questo spazio è difficile, ma necessario. Non è un luogo ‘sicuro’. Si è costantemente in pericolo. Si ha bisogno di una comunità capace di far resistenza.

[…] la marginalità come qualcosa di più di un semplice luogo di privazione. […] la marginalità è un luogo di radicale possibilità, uno spazio di resistenza.

[…] Un luogo capace di offrirci la possibilità di una prospettiva radicale da cui guardare, creare, immaginare alternative e nuovi mondi.”

bell hooks, femminista afroamericana
Elogio del margine

(leggi tutto…)

21 Maggio 2007

Conquist…a(m?)ores

Senza parole.

“Ma, che cosa ha significato l’accettazione della fede cristiana per i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi?

Per essi ha significato conoscere ed accogliere Cristo, il Dio sconosciuto che i loro antenati, senza saperlo, cercavano nelle loro ricche tradizioni religiose.

In effetti, l’annuncio di Gesù e del suo Vangelo non comportò, in nessun momento, un’alienazione delle culture precolombiane, né fu un’imposizione di una cultura straniera.

Benedetto XVI
durante il viaggio apostolico in Brasile

Leggi il commento di Stella Spinelli [da Peace Reporter]

15 Maggio 2007

Miscellanea

Pubblicato in Divagazioni

343016032_d47e9847c8.jpgUltimamente sono troppo presa da altro e non mi riesce di aggiornare il blog…
Cioè, non è che mi manchi la voglia, però spesso arrivo in fondo alla giornata stanca morta e di riaccendere il computer per rimettermi a scrivere…: URGH… vade retro!

Ma c’è anche una seconda ragione.
Premettendo che mi sono imposta di glissare sui recenti eventi di piazza, sulle nascite di mega neo-partiti ed altre amene vicende italiane, rimane poco su cui riflettere: agli occhi dei media, la vita pubblica italiana sembra irrimediabilmente attorcigliata tra via della Conciliazione ed Arcore.
Altro non c’è.

In tutto ‘quell’altro’ che non viene visto e che non viene detto c’è, per esempio, il fatto che sta prendendo vigore una politica volta a rendere “l’Italia un Paese armato e a immetterlo nel complesso militar-industriale mondiale”, così come denunciato in una lettera a Prodi da p. Alex Zanotelli.
E, ancora una volta, sono qui a chiedermi ‘chi’ ho votato…

Così come mi chiedo chi mai abbia votato quando, leggendo ‘La Riforma del testo unico sull’immigrazione’, mi rendo conto che persino agli occhi della sinistra italiana il migrante è, innanzitutto, l’‘immigrato’, forza-lavoro funzionale esclusivamente all’economia del nostro Paese.

Basti considerare il paradosso che anima il lavoro di cura: per venire incontro alle “esigenze delle famiglie in relazione alla domanda di colf e badanti” si può sforare la quota prefissata di ingressi.
Così sono tutti contenti: le famiglie che – sventolando la bandiera dell’emancipazione femminile e senza nemmeno menzionare l’opzione della cura condivisa – possono permettersi che le donne (italiane) vadano a lavorare affidando a terze persone (…sempre donne, ma straniere… e, quindi, chissenefrega-dell’-emancipazione!) i compiti di cura; i lavoratori immigrati che hanno una sorta di corsia preferenziale nell’accesso.

Come al solito risolviamo la faccenda in maniera… made in Italy e scarichiamo sui gruppi svantaggiati i problemi di welfare.
E la cultura dei diritti?!?!?

Per approfondire:

8 Maggio 2007

Altri sguardi

Pubblicato in Parole e immagini

Talvolta (non sempre!),
nel mezzo di giornate
che iniziano male
e finiscono anche peggio,
si aprono squarci di bellezza,
che ti riconciliano e ti ridonano
il senso e la misura di ciò che si è…
…e di ciò che si fa.

Oggi,
come un messaggio nella bottiglia,
mi è ‘arrivata’ questa poesia
di Ndjock Ngana,
poeta camerunense che vive a Roma.

“Quanto è bello essere bambino:
piccolo piccolo
ma capace di pensare;

è bella l’innocenza
che si perde piano piano
con la vecchiaia;

bella l’ignoranza
che si scioglie lentamente
nel rimpianto;

quanto è bello offendere
senza ferire,
e sbagliare senza colpa;

amare con il cuore
e non con il calcolo;
aiutare con amore
e non come prestito;

odiare solo attraverso
i ricordi degli altri.
(…) Quanto è bello essere bambino!”