Il dono della sintesi
In questi giorni di ‘dopo-crisi’
del Governo Prodi,
vado chiedendomi
se assumere come illegittima
la plausibilità del dissenso
non eroda
il principio stesso democratico.
Mi domando, inoltre, se ciò non incrini
l’immagine di una sinistra,
la quale intende costruirsi come sintesi
di una molteplicità di storie e di cammini,
e che si riconosce in un ‘noi’
enunciato non come progetto omogeneizzante,
ma come auspicio di una società plurale
che riconosce e si riconosce
nella fecondità delle voci diverse.
“Lo ’stato d’eccezione’ in cui viviamo è la regola”
sentenziava Benjamin.
L’eccezionalità del momento,
che fa a pugni con le ‘regole’ del pluralismo democratico,
rende illegittima (e irresponsabile)
la possibilità del dissenso;
sebbene riposi in quest’ultimo
e nella capacità dialettica della sintesi
la chiave kairologica
di un modo inedito di vivere la partecipazione politica.
Nonostante l’eccezionalità del momento e delle circostanze
(dettate dallo spauracchio di un ritorno delle destre
e dalle falle di una legge elettorale che inchioda il Senato),
mi voglio concedere il lusso di credere in quest’inedito,
…per la verità per ora solamente atteso.







