meridiana…mente

“Ho sempre volto i miei passi verso il sud. Il mio piacere è rivolto verso la luce, verso il Mediterraneo… Tutto in me parla di mare, di platani, di terrazze e di ristoranti al sole… Tutti i miei sensi e tutti i miei ricordi sono mediterranei.” (René Fregni)

30 Marzo 2007

Dico o non dico?! DICO.

Pubblicato in Divagazioni

sentieri3.jpgProvo ad abbozzare solamente una riflessione su quanto sta accadendo in questi ultimi tempi…

Nella condizione di ‘fedele-apolide’, mi sono ritrovata domenica sera a partecipare alla messa in una parrocchia diversa dalle solite che uso frequentare: sono uscita da quella chiesa profondamente turbata ed arrabbiata, sconcertata per le cose dette e per l’indolenza con la quale erano state recepite; quasi come se nulla di grave fosse stato detto.

Al solito ‘pistolotto’ sulla famiglia (ormai immancabile nell’agenda delle omelie domenicali, a qualsiasi latitudine del Bel Paese…) si era aggiunto quello sulla negazione delle verità contenute nelle altre tradizioni religiose (facendo fagotto di oltre quarant’anni di Concilio), per concludere, poi, con una reprimenda sugli stili di vita della contemporaneità, che – a lor dire! – sarebbero ben lontani dalla ‘Verità’: un’accozzaglia varia e ben nutrita di ‘J’accuse’, più o meno argomentati, che – francamente – cozzavano non poco con il ‘messaggio’ evangelico contenuto nella liturgia del giorno.

A ripensarci ora mi vien da sorridere! Che bizzarro conflitto di senso: da un lato il perdono alla peccatrice (Gv 8,1-11) e l’annuncio salvifico di nuove strade di liberazione (Is 43,16-21), dall’altro… (la solita storia!)

Il clima ‘da crociata’ è continuato durante la settimana…
È uscito, infatti, l’atteso documento della Cei, ultima tappa dopo il ‘Manifesto delle associazioni cattoliche’ e dopo la lettera del card. Ruini e del card. Antonelli sulla famiglia.

Bene. In verità io sarei un po’ stufa; ma, per una serie di motivi, sono soprattutto arrabbiata!

Non entro nel merito delle questioni, che meriterebbero un approfondimento maggiore rispetto a quello consentito da un contenitore come il blog…
Mi limito a fare alcune osservazioni, da credente soprattutto.

1) Mi dispiace, innanzitutto, constatare come negli ultimi tempi ogni possibilità di ‘dissenso interno’ sia del tutto delegittimata ed inibita.
Dove è finita la capacità (dono dello Spirito) di coniugare la fede pensata con un sapere critico ed appassionato (tanto cara, per esempio, ad una parte della tradizione associativa dalla quale provengo)?!

In tal senso condivido quanto sostenuto ieri da Filippo Gentiloni su il Manifesto, riguardo ad un cattolicesimo del dissenso (rispetto alle posizioni ufficiali) ormai “costretto al silenzio, al nascondimento e all’anonimato”.

E, per ironia della sorte, mai gioco di parole fu più appropriato: l’atteggiamento di molti cattolici in questi giorni è, infatti, quella del ‘Dico o non dico? Parlo o taccio?’…

2) Sebbene convinta della necessità di rileggere alla luce dei tempi nuovi la ‘scelta religiosa’ del ’69, chiedo ai “miei” se quanto stia accadendo oggi non sia altro che una rinuncia di fatto a quel progetto che, per la generazione che ci ha preceduti, è stato il segno più eloquente del vento nuovo conciliare.

3) In terzo luogo, in nome di un sacerdozio universale, rivendico con forza la necessità, da parte dei laici, di partecipare (non in maniera sussidiaria) alla costruzione di una ‘Chiesa comune’ che sia autenticamente ‘casa comune’.

La Verità non è quella enunciata nei documenti ufficiali o pronunciata, a suon di scomuniche (!), dai pulpiti: la Verità è una Persona che si fa incontro ed esperienza nella storia di ogni uomo.

4) ‘Prendo in mano’ il Concilio e, soprattutto, mi richiamo a quei documenti (la Gaudium et Spes, in primis) alla cui scuola io e molti miei amici siamo cresciuti: come cristiani siamo chiamati a “servire con maggiore generosità ed efficacia gli uomini del mondo contemporaneo” (n.93).

L’opzione dei poveri (così come declinata nei documenti conciliari e, più in generale, nel magistero) si traduce nella capacità di rimuovere le cause che generano le disuguaglianze e l’indigenza, soprattutto attraverso l’azione politica (forma più alta di carità, come ricordava Paolo VI).
La carità o passa attraverso l’affermazione dei diritti e attraverso l’emancipazione (di tutti e non solo di quelli che la pensano o che vivono come auspicato dalla Chiesa) oppure è ‘altra cosa’ (sottolineatura, attraverso un gesto filantropico, di una differenza di status, forse…)!

5) Molto altro avrei da dire, ma mi limito a questo…
Mi piace, però, concludere questo sfogo con le parole di ‘un fratello maggiore’, Martin Buber:
“Tutti gli uomini hanno accesso a Dio, ma ciascuno ha un accesso diverso. (…) L’universalità di Dio consiste nella molteplicità infinita dei cammini che conducono a lui, ciascuno dei quali è riservato a un uomo”.

A nessuno è dato di giudicare l’autenticità di un cammino, negando ad altri percorsi la possibilità dell’incontro con il Totalmente Altro.
“Il vento soffia e ne senti la voce, ma non sai da dove viene e dove va” (Gv 3, 1-14): a ciascuno di noi spetta semplicemente di essere fedele compagno di viaggio di quanti (ciascuno a suo modo) si lasciano interrogare - qualora lo desiderino e ne abbiano la grazia - da quel ‘vento’.

4 Commenti a ' Dico o non dico?! DICO. '

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  1. socioweb ha scritto,

    In data 31 Marzo 2007 al 01:10

    Ti ho inviato un mio post sull’argomento. Clicca e Leggi, prego!

  2. Maurizio ha scritto,

    In data 31 Marzo 2007 al 16:12

    Quando ti arrabbi dai il meglio di te, conservala sempre questa rabbia. :)

  3. Marinella ha scritto,

    In data 2 Aprile 2007 al 09:53

    … me lo auguro, Maurì…
    così come lo auguro a tutti!

    Marinella

  4. Vito ha scritto,

    In data 2 Aprile 2007 al 10:16

    Ogni tanto arrabbiarsi fa bene, però senza esagerare.
    Complimenti, sei forte, continua sempre così.

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