Un orizzonte del… ‘genere’

Adriana Cavarero, Tu che mi guardi.
Tu che mi ascolti.
Filosofia della narrazione,
Feltrinelli
Un inno alla narrazione; un omaggio al potere che emerge dalla capacità di porsi in ascolto dell’altrui storia.
“… il disegno – non dei tratti confusi, ma l’unità di una figura – non è ciò che guida fin dall’inizio il percorso di una vita, bensì ciò che tale vita si lascia dietro, senza poterlo mai prevedere e neanche immaginare. La cicogna si vede solo alla fine, quando chi l’ha tracciata con la sua vita o altri spettatori, guardando dall’alto, vedono le orme lasciate sul terreno”.
P.s. Non è forse l’ennesima conferma che le donne scrivono (quasi) sempre le pagine più belle?!
Leggendo questo testo, la mia amica Manuela (e non solo lei!) avrebbe di che gioire!
“Cavalli, cavalieri, spingitori di cavalieri, spingitori di spingitori di cavalieri…“: suonava più o meno così il racconto di Neri Marcorè, che, nelle vesti del giovane Angela, era impegnato a narrare la dimensione quotidiana di un medioevo lontano.






