Rimpatri
Audace risposta a quanti vanno vaticinando imminenti scontri di civiltà, le parole di Fouad Allam traducono l’augurio di poter costruire, insieme, le premesse di un mondo non più avaro di speranza e di letizia.
Per qualche misteriosa ragione, io – che sono donna e italiana, e che non ho vissuto sulla pelle il peso di una diaspora transnazionale – mi sono immediatamente riconosciuta nelle sue parole, trovando in esse l’eco di un profondo sentire.
Il motivo, forse, risiede nel fatto che gli ‘esili’ assumono sempre lo stesso colore, le medesime nuances, al di là delle ragioni che li rendono tali, a prescindere dalla natura degli spazi fisici e linguistici attraversati, delle molteplici e differenti provenienze geografiche.
Ricordando Peter Berger, poi, nel meriggio della modernità siamo tutti in qualche modo stranieri e migranti, sedotti dal fascino di inedite terre promesse, vinti dalla nostalgia di patrie perdute, sprovveduti viandanti in una realtà frammentata quanto connessa.
Molti di noi vivono un continuo spaesamento in questo mondo soggiogato dall’ipotesi dello scontro, che ha fatto fagotto di ogni virtù maieutica.
Forse è anche per questo che vaghiamo con il desiderio di incrociare lungo il cammino qualcuno che, anche solo per un attimo, solidarizzi con noi nella ricerca non facendoci sentire navigatori in solitaria.
Procediamo con la speranza che questo qualcuno, immeritato dono di passaggio, ci dia la sensazione di attingere ad un condiviso repertorio di significati, e che, ricordandoci da dove veniamo e dove stiamo andando, si offra a noi come inaspettata madeleine, dando voce alle immagini dell’infanzia, evocando la dolcezza del tramonto che imporpora le case del porto.
Questo rappresentano i libri che amiamo.
Piacevoli (e quindi fugaci) compagni di viaggio, essi col tempo assumono le sembianze di lari sornioni, custodi nella loro immobile attesa di significati e di emozioni, di suggestive e preziose ‘indicazioni di viaggio’.
In questi giorni le parole di Fouad Allam sposano quelle di Odette, incontrata di recente.
Lei, senegalese a Roma, indicandomi i suoi due bambini, con uno sguardo allegro ha messo a tacere la mia curiosità su nostalgia e desideri di rimpatri, ed ha chiosato: “Ecco, sono loro le mie radici”.
In questo Natale 2006 l’augurio è che, come per Odette e per Fouad, sia chiaro per tutti dove palpitano le nostre radici.








In data 19 Dicembre 2006 al 15:09
“C’è qualcosa di estremo nella storia della civiltà islamica: come se paradossalmente l’ombra costante di una minaccia obbligasse noi musulmani a vivere nell’incertezza, la minaccia del dissolversi delle cose come degli esseri, dell’amicizia come dell’amore; tutto può scomparire da un giorno all’altro, e la storia ti può respingere là da dove sei venuto,farti tornare al deserto. Il mondo islamico intrattiene uno strano rapporto con l’amore e la storia: l’infanzia degli arabi, il luogo e l’uomo che un giorno predicò quella religione nuova,uscita dal deserto per conquistare il mondo, ma che ritorna al suo deserto psicologico e mentale. Oggi parliamo dell’immensa solitudine dell’Islam,della sua incapacità di uscire dal cerchio…”
PS: Auguri per ogni sorriso che vi farà star bene, per ogni sogno che vorrete realizzare, per ogni bacio che vi scalderà il cuore…Buon Natale!