Manuale di viaggio (per cercatori in erba)
Il calendario segna i pochi giorni che ci separano dal periodo natalizio.
Il clima di queste settimane, però, ce la sta mettendo davvero tutta per guastare lo scenario tradizionale: mancano freddo, neve, guanti, sciarpe…
Sono nella mia stanza, davanti al portatile; provo, faticando, a trovare la concentrazione giusta per scrivere qualche riga in più della mia tesi…
Vinta dalla stanchezza, decido di abbandonare confidando nel fatto che domani sarà un giorno più fecondo.
Come grani di un rosario, le canzoni in memoria (poche, sempre le stesse e di genere diverso… come gli amici veri) ripetono il giro sul lettore: un piacevole mantra che di solito aiuta a conciliare idee e parole; ma non questa sera.
Lo sguardo cade su “Il cammino dell’uomo” di Martin Buber; minuta perla per i giorni che faticano ad ingranare.
Apro a caso e leggo… “la storia di Rabbi Eisik, figlio di Rabbi Jekel di Cracovia”.
Si racconta di un uomo che cercava il suo tesoro sotto un ponte a chilometri di distanza da casa, ignorando che in realtà fosse nascosto nella stufa della sua cucina.
Al povero Eisik, tuttavia, occorrono il viaggio, il coraggio di rischiare, l’umiltà di sopportare la derisione di quanti non osano credere al potere della rivelazione, per scoprire con immensa sorpresa che è da sempre ignaro custode di qualcosa di prezioso.
Nel frattempo, le note di Branduardi mi ricordano che… “anche il peso lieve di una piuma scende/ se c’è un soffio d’aria che se la riprende/ per follia di vento vuol salire su/ ma poi torna giù”.
Idee, sogni e speranze, ansie e progetti si rinfrangono gli uni sugli altri in questo tardo pomeriggio di novembre, che non ha proprio voglia di vestirsi di inverno…








In data 29 Novembre 2006 al 01:10
Come vedi, sono corso immediatamente a leggere l’aggiornamento di questo creativo viaggio divergente.
E’ solitamente sorprendente scoprire che anche i tentativi e gli slanci di questa giornata trovino risposta - la loro giusta ricompensa - nelle parole di una giornata vissuta altrove.
Grato per il ripetersi di un laico e consueto miracolo, saluto e me ne torno in camera, canticchiando una strofa di una canzone che non dirò.