Passaggi a nord-ovest

Ieri mi sono regalata una serata al cinema andando a vedere Nuovomondo di Crialese, suggestiva ricostruzione dell’emigrazione italiana in America.
Il sogno di una vita diversa altrove, laddove esistono galline giganti e fiumi di latte, fa però rompere al racconto il legame con il passato raccontandoci, in realtà, la storia di quanti oggi vedono nella vecchia Europa il progetto di un mondo pieno di nuove speranze.
I sogni, infatti, scandendo le storie di ciascuno, hanno il potere di educarci ad uno sguardo empatico.
Magia del cinema, magia del racconto, che ci rendono capaci di leggere, tra le righe di una delicata poesia, quanto dell’oggi viene occultato dalle statistiche e dalla cronaca!
Come rimanere indifferenti, poi, dinanzi a quella straordinaria e suggestiva inquadratura a tutto campo di Ellis Island accompagnata da una splendida variazione di Kalinifta?!
Un’audace metafora per un tocco da vero maestro, il quale ci racconta come quello spazio senza tempo e senza nome (…che oggi si nasconde ditro l’acronimo di CPT?!) vada ingravidandosi sempre più delle speranze e dei rimpianti di quanti hanno lasciato casa e affetti, sapori e suoni della propria terra barattondoli con quella che da lì a poco si rivelerà come un’inedita “terra del rimorso”.
Un film che ci racconta come eravamo… un film che ci dice come, purtroppo, siamo diventati!








In data 3 Ottobre 2006 al 18:47
Ho visto anch’io Nuovomondo, con un pò di scetticismo, quello che accompagna da un pò di tempo luscita dei film premiati in queste kermesse…ma con fiducia in questo regista! E infatti ne sono rimasta soddisfatta. Bellissima la chiave del sogno, la vita onirica come espressione delle aspettative e dei desideri di questi uomini e queste donne, i nostri nonni. Tra l’altro ho scoperto che davvero tra i contadini del meridione di quegli anni circolavano immagini con fotomontaggi assurdi, galline giganti, ortaggi di dimensioni improbabili…
Molto bella dal punto visivo ed emotivo la scena della partenza della nave degli emigranti con la lacerazione della folla che parte e che resta, a riprodurre la lacerazione interiore, il dissidio tra l’amore per la propria terra e il sogno di una vita diversa.
Puntuale e efficace la rappresentazione delle procedure di identificazione all’arrivo negli States, e qui davvero ci viene da riflettere sulla situazione attuale, i CPT, le impronte…
o facendo un passo indietro nella storia, le pratiche messe in atto dalla follia nazista, che sembra proprio da quell’eperienza di controllo abbiano avuto origine.
In finale arriva la candidatura all’Oscar come giusto riconoscimento per un’opera onesta e valida, come se ne vedono poche in Italia.