“Non chiedere agli altri da dove vengono, ma dove vanno; e se vanno dove vai tu allora cammina con loro.” Anonimo
Dopo aver letto i giornali di oggi, do inizio ad un peregrinare mentale, che – come accade tutte le volte mi trovo dinanzi a dei rompicapo – mi permette di cucire insieme episodi ed eventi distanti tra loro.
Ripenso a quanto è accaduto, ai libri che ho avuto la fortuna di leggere, alle persone che - per grazia altrui - incontro ogni giorno. Mi vengono in mente parole donatemi da altri in giorni lontani e - con il tempo - fatte mie, avvertite come carne della mia carne.
In un puzzle dalle mille sfumature ricompongo i volti di quanti fanno sì che la mia quotidianità si apra con fresca innocenza all’inedito che scompagina le certezze, rendendo l’oggi sazio di futuro e di speranza, autenticamente kairòs.
La storia dell’altro viene da lontano; egli è epifania di un Dio che si racconta con stupefacente meraviglia. Per questa ragione posso accostarmici solamente con il timore di Mosè sul monte Oreb: a piedi scalzi, stringendo in un’amorevole parentesi tutte le (mie) ‘teorie’ che lo riguardano, consapevole che egli ha il potere di svelarmi l’inatteso.
Tuttavia, scegliendo l’incedere nel mondo proprio del pellegrino; in cammino, insieme, verso mense ecumeniche.